La filosofia dell’equipe
Accogliere umanamente il paziente, accompagnarlo nelle scelte e seguirlo da vicino in tutte le fasi di recupero post-operatorio. Il paziente si sente “unico”, “coccolato” “accudito” e “sicuro”. Sono 40 anni di professione e le grandi soddisfazioni vengono dai figli o addirittura dai nipoti mandati da pazienti operati anni addietro. La fiducia è alla base del rapporto che riesce ad instaurare con le persone che lo circondano.

Foto di repertorio

La scienza della chirurgia plastica
40 anni fa mi sono appassionato alla scienza della chirurgia plastica, avevo 25 anni e stavo per laurearmi in medicina. La scienza della chirurgia plastica era conosciuta soltanto ad un certo ceto; la medicina legale aveva ben altro da fare, il medico era considerato un benefattore e soprattutto uno specialista. Non si dava per consiglio “vai da un buon cardiologo” si diceva semplicemente “vai dal cardiologo”, non si diceva: mi hanno detto, oppure ho letto su una rivista, perché si dava per scontato che la vaga informazione non aveva niente da spartire con la professione e soprattutto con la professionalità del medico. È vero, qualche barone della medicina faceva il bello e cattivo tempo sulle spalle dei malati ma certo non era la regola, oggi invece affrontiamo l’esatto contrario con pazienti che fanno bello e cattivo tempo con i medici.
IL RISULTATO
Una medicina che vede il medico sempre sulla difensiva pensando a salvaguardarsi le spalle, il paziente sempre aggressivo che scarica tutto sul povero sanitario.
Risultato del risultato:
Solo a pochi pazienti viene offerta la vera arte, il resto (la maggioranza) viene sballottata da un esame all’altro, da un consulto all’altro, da una terapia all’altra. Faccio un esempio: entrate in un Pronto Soccorso e dite: mi fa male la testa. Dopo 4 ore di attesa vi beccate una Tac, esami del sangue, ECG, Rx e non avrete la voce amica del medico che vi rassicura. Andate dal medico di base e dite ho la digestione difficile: gastroscopia, rettoscopia, Rx apparato digerente, esame delle feci e perché no già che ci siamo, azotemia, glicemia, emocromo ecc. Intendiamoci, è giusto che sia fatta una diagnosi, ma un filtro dettato da un colloquio e da quel feeling squisitamente umano non c’è più. La semeiotica (studio dei segni e dei sintomi) ormai sta lasciando il posto alla tecnologia e, la medicina legale, sta dandogli il colpo di grazia. E la chirurgia plastica estetica? Quella che va tanto di moda? Attualmente si è abbassata di livello, diventando alla stregua del parrucchiere: voglio tutto, che sia bellissimo, subito, e a poco prezzo, con il massimo delle mie aspettative, e se qualcosa non va, non parliamo di ritocco (peraltro previsto sul consenso) ma voglio tanti soldi, faccio una denuncia civile, ma anche penale, perché no pure la gogna, anzi vado perfino in televisione o chiamo il Gabibbo. Povera “scienza” della chirurgia plastica, e dico la scienza, perché tale è, e noi medici siamo scienziati, uomini di scienza.
Riusciamo a donare sorriso a chi non ce l’ha, a far ritrovare sicurezza interiore, a far superare scogli sociali.
A rendere bella e funzionale una regione anatomica che prima era improponibile. Se Cleopatra avesse avuto un naso diverso la storia del mondo sarebbe cambiata, dice un vecchio adagio.
LA CHIRURGIA
Chirurgia, antica arte.
Nessuno ha mai osato tanto su di un corpo come il chirurgo. Ad ogni passaggio o decisione chirurgica, altri hanno espresso opinioni, scritto libri, sperimentato metodi. Imponderabile chirurgia, fantastica chirurgia. Senza di lei nessuno si sarebbe alzato dai campi di battaglia, senza di lei nessuno avrebbe una speranza dopo una “diagnosi dura”! Per diventare chirurgo ci vogliono 11 anni di duro sacrificio per scoprire che poi inizia il vero apprendistato. Per favore, rispettiamo la scienza e la professione per quello che offre. Ricordiamoci che chi intraprende questi studi è da considerarsi dall’inizio una brava persona altrimenti farebbe un mestiere diverso, più facile; solo dopo ci sono le dovute eccezioni. Fateci sentire importanti, per quello che facciamo: tenere un cellulare aperto 24 ore anche in vacanza o sei un medico oppure un esibizionista.
Siamo scienziati, non succubi dei media.

Riprendiamoci le nostre origini.

La filosofia dell’equipe
Accogliere umanamente il paziente, accompagnarlo nelle scelte e seguirlo da vicino in tutte le fasi di recupero post-operatorio. Il paziente si sente “unico”, “coccolato” “accudito” e “sicuro”. Sono 40 anni di professione e le grandi soddisfazioni vengono dai figli o addirittura dai nipoti mandati da pazienti operati anni addietro. La fiducia è alla base del rapporto che riesce ad instaurare con le persone che lo circondano.

Foto di repertorio

La scienza della chirurgia plastica
40 anni fa mi sono appassionato alla scienza della chirurgia plastica, avevo 25 anni e stavo per laurearmi in medicina. La scienza della chirurgia plastica era conosciuta soltanto ad un certo ceto; la medicina legale aveva ben altro da fare, il medico era considerato un benefattore e soprattutto uno specialista. Non si dava per consiglio “vai da un buon cardiologo” si diceva semplicemente “vai dal cardiologo”, non si diceva: mi hanno detto, oppure ho letto su una rivista, perché si dava per scontato che la vaga informazione non aveva niente da spartire con la professione e soprattutto con la professionalità del medico. È vero, qualche barone della medicina faceva il bello e cattivo tempo sulle spalle dei malati ma certo non era la regola, oggi invece affrontiamo l’esatto contrario con pazienti che fanno bello e cattivo tempo con i medici.
IL RISULTATO
Una medicina che vede il medico sempre sulla difensiva pensando a salvaguardarsi le spalle, il paziente sempre aggressivo che scarica tutto sul povero sanitario.
Risultato del risultato:
Solo a pochi pazienti viene offerta la vera arte, il resto (la maggioranza) viene sballottata da un esame all’altro, da un consulto all’altro, da una terapia all’altra. Faccio un esempio: entrate in un Pronto Soccorso e dite: mi fa male la testa. Dopo 4 ore di attesa vi beccate una Tac, esami del sangue, ECG, Rx e non avrete la voce amica del medico che vi rassicura. Andate dal medico di base e dite ho la digestione difficile: gastroscopia, rettoscopia, Rx apparato digerente, esame delle feci e perché no già che ci siamo, azotemia, glicemia, emocromo ecc. Intendiamoci, è giusto che sia fatta una diagnosi, ma un filtro dettato da un colloquio e da quel feeling squisitamente umano non c’è più. La semeiotica (studio dei segni e dei sintomi) ormai sta lasciando il posto alla tecnologia e, la medicina legale, sta dandogli il colpo di grazia. E la chirurgia plastica estetica? Quella che va tanto di moda? Attualmente si è abbassata di livello, diventando alla stregua del parrucchiere: voglio tutto, che sia bellissimo, subito, e a poco prezzo, con il massimo delle mie aspettative, e se qualcosa non va, non parliamo di ritocco (peraltro previsto sul consenso) ma voglio tanti soldi, faccio una denuncia civile, ma anche penale, perché no pure la gogna, anzi vado perfino in televisione o chiamo il Gabibbo. Povera “scienza” della chirurgia plastica, e dico la scienza, perché tale è, e noi medici siamo scienziati, uomini di scienza.
Riusciamo a donare sorriso a chi non ce l’ha, a far ritrovare sicurezza interiore, a far superare scogli sociali.
A rendere bella e funzionale una regione anatomica che prima era improponibile. Se Cleopatra avesse avuto un naso diverso la storia del mondo sarebbe cambiata, dice un vecchio adagio.
LA CHIRURGIA
Chirurgia, antica arte.
Nessuno ha mai osato tanto su di un corpo come il chirurgo. Ad ogni passaggio o decisione chirurgica, altri hanno espresso opinioni, scritto libri, sperimentato metodi. Imponderabile chirurgia, fantastica chirurgia. Senza di lei nessuno si sarebbe alzato dai campi di battaglia, senza di lei nessuno avrebbe una speranza dopo una “diagnosi dura”! Per diventare chirurgo ci vogliono 11 anni di duro sacrificio per scoprire che poi inizia il vero apprendistato. Per favore, rispettiamo la scienza e la professione per quello che offre. Ricordiamoci che chi intraprende questi studi è da considerarsi dall’inizio una brava persona altrimenti farebbe un mestiere diverso, più facile; solo dopo ci sono le dovute eccezioni. Fateci sentire importanti, per quello che facciamo: tenere un cellulare aperto 24 ore anche in vacanza o sei un medico oppure un esibizionista.
Siamo scienziati, non succubi dei media.
Riprendiamoci le nostre origini.
La scienza della chirurgia plastica

40 anni fa mi sono appassionato alla scienza della chirurgia plastica, avevo 25 anni e stavo per laurearmi in medicina. La scienza della chirurgia plastica era conosciuta soltanto ad un certo ceto; la medicina legale aveva ben altro da fare, il medico era considerato un benefattore e soprattutto uno specialista. Non si dava per consiglio “vai da un buon cardiologo” si diceva semplicemente “vai dal cardiologo”, non si diceva: mi hanno detto, oppure ho letto su una rivista, perché si dava per scontato che la vaga informazione non aveva niente da spartire con la professione e soprattutto con la professionalità del medico. È vero, qualche barone della medicina faceva il bello e cattivo tempo sulle spalle dei malati ma certo non era la regola, oggi invece affrontiamo l’esatto contrario con pazienti che fanno bello e cattivo tempo con i medici.

IL RISULTATO

Una medicina che vede il medico sempre sulla difensiva pensando a salvaguardarsi le spalle, il paziente sempre aggressivo che scarica tutto sul povero sanitario.

Risultato del risultato:

Solo a pochi pazienti viene offerta la vera arte, il resto (la maggioranza) viene sballottata da un esame all’altro, da un consulto all’altro, da una terapia all’altra. Faccio un esempio: entrate in un Pronto Soccorso e dite: mi fa male la testa. Dopo 4 ore di attesa vi beccate una Tac, esami del sangue, ECG, Rx e non avrete la voce amica del medico che vi rassicura. Andate dal medico di base e dite ho la digestione difficile: gastroscopia, rettoscopia, Rx apparato digerente, esame delle feci e perché no già che ci siamo, azotemia, glicemia, emocromo ecc. Intendiamoci, è giusto che sia fatta una diagnosi, ma un filtro dettato da un colloquio e da quel feeling squisitamente umano non c’è più. La semeiotica (studio dei segni e dei sintomi) ormai sta lasciando il posto alla tecnologia e, la medicina legale, sta dandogli il colpo di grazia. E la chirurgia plastica estetica? Quella che va tanto di moda? Attualmente si è abbassata di livello, diventando alla stregua del parrucchiere: voglio tutto, che sia bellissimo, subito, e a poco prezzo, con il massimo delle mie aspettative, e se qualcosa non va, non parliamo di ritocco (peraltro previsto sul consenso) ma voglio tanti soldi, faccio una denuncia civile, ma anche penale, perché no pure la gogna, anzi vado perfino in televisione o chiamo il Gabibbo. Povera “scienza” della chirurgia plastica, e dico la scienza, perché tale è, e noi medici siamo scienziati, uomini di scienza.

Riusciamo a donare sorriso a chi non ce l’ha, a far ritrovare sicurezza interiore, a far superare scogli sociali.

A rendere bella e funzionale una regione anatomica che prima era improponibile. Se Cleopatra avesse avuto un naso diverso la storia del mondo sarebbe cambiata, dice un vecchio adagio.

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Chirurgia, antica arte.

Nessuno ha mai osato tanto su di un corpo come il chirurgo. Ad ogni passaggio o decisione chirurgica, altri hanno espresso opinioni, scritto libri, sperimentato metodi. Imponderabile chirurgia, fantastica chirurgia. Senza di lei nessuno si sarebbe alzato dai campi di battaglia, senza di lei nessuno avrebbe una speranza dopo una “diagnosi dura”! Per diventare chirurgo ci vogliono 11 anni di duro sacrificio per scoprire che poi inizia il vero apprendistato. Per favore, rispettiamo la scienza e la professione per quello che offre. Ricordiamoci che chi intraprende questi studi è da considerarsi dall’inizio una brava persona altrimenti farebbe un mestiere diverso, più facile; solo dopo ci sono le dovute eccezioni. Fateci sentire importanti, per quello che facciamo: tenere un cellulare aperto 24 ore anche in vacanza o sei un medico oppure un esibizionista.

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